
C’era qualcosa di simbolico nell’aria fresca di Milano quel venerdì pomeriggio. La prima vera giornata autunnale dell’anno accoglieva il nostro primo consiglio federale “completo”, quello dove avremmo davvero iniziato a costruire. Via Washington era un crocevia di presenze fisiche e virtuali – alcuni di noi intorno al tavolo, altri nei riquadri di Zoom, una geometria moderna che rispetta le esigenze di tutti.
L’intensità del primo vero confronto
Otto ore di lavoro intenso, a tratti febbrile (e non solo per la mia influenza!). C’era quella sana inesperienza dei primi passi, quella che ti fa discutere ogni virgola con passione, quella che trasforma ogni decisione in un piccolo evento. È normale, è giusto che sia così. Stiamo imparando a essere squadra mentre corriamo.
Il Presidente Parolaro ha aperto con pragmatismo: l’inizio dello studio dei campionati 2026 attende l’accordo definitivo con Salsomaggiore. La convenzione quadriennale è questione di giorni, ma intanto si lavora su tutto il resto.
Le commissioni che cambieranno il nostro approccio
Oltre alle commissioni tradizionali che costituiscono l’ossatura tecnica della federazione, abbiamo voluto piantare tre semi in terreni ancora inesplorati, tre direzioni che tracciano la geografia di un bridge possibile:
- La Commissione Fund Raising – una strategia architettata per tessere relazioni con sponsor e partner. Il bridge custodisce narrazioni preziose, valori che attendono solo di essere tradotti nel linguaggio del nostro tempo. Ogni storia ben raccontata diventa un ponte verso nuove risorse.
- La Commissione Inclusione – perché il bridge non sia cattedrale per pochi iniziati ma piazza aperta dove ogni differenza diventa ricchezza. Abbattere barriere non è solo giustizia sociale, è intelligenza evolutiva: ogni porta che si apre moltiplica le possibilità del gioco stesso, lo arricchisce di prospettive inattese.
- Il Gruppo di lavoro Centro Servizi – Le nostre ASD e SSD navigano spesso in solitudine, sommerse da adempimenti che sembrano labirinti burocratici. Questo gruppo trasformerà la federazione da ente che emana circolari in compagno di viaggio, in quella mano esperta che guida attraverso le complessità, rendendo semplice ciò che sembra impossibile.
Il Città di Milano per tutti
Una decisione che mi ha fatto particolarmente piacere: squadre interamente composte da terza categoria e non classificati pagheranno solo 180 euro invece di quota piena: un investimento nel futuro. Ogni nuovo giocatore che si innamora del grande bridge è una vittoria per il movimento.
L’architettura degli incarichi
Siamo partiti a settembre invece che a marzo – il commissariamento ci ha rubato sei mesi preziosi. Ma non ci lamentiamo, costruiamo. Gli incarichi tecnici sono stati definiti con un criterio chiaro: garantire continuità nel 2025, costruire solidità per il 2026, poi avremo tempo per perfezionare. È un equilibrio delicato tra innovazione e tradizione, tra entusiasmo e saggezza.
Bridge d’Italia riparte con una squadra rinnovata e c’è il desiderio di rilanciare i bollettini durante i campionati.
Il senso di questo primo grande passo
Mentre approvavamo le ultime delibere, con Milano che si oscurava oltre le finestre, ho pensato a quanto strada abbiamo fatto in venti giorni. Dal primo consiglio lampo del 6 settembre a questa maratona organizzativa. Non è stata una passeggiata, ma forse è proprio questa la bellezza.
Stiamo imparando che governare una federazione non è proclamare rivoluzioni ma tessere fili, uno alla volta, con pazienza e determinazione. Ogni commissione nominata, ogni euro stanziato, ogni decisione presa è un mattone. E i mattoni, messi uno sull’altro con criterio, diventano case. Case dove il bridge italiano possa crescere, fiorire, accogliere.
La trasparenza resta la nostra stella polare, quella luce che guida anche attraverso i confronti più accesi. C’è una tensione particolare che conosco bene: l’urgenza di imprimere il proprio segno che si scontra con l’architettura complessa delle regole federali. È come voler correre quando stai ancora imparando il ritmo di questa danza istituzionale. Per chi come me arriva con poca esperienza di questi meccanismi, ogni procedura diventa un esercizio di pazienza, un’occasione per trasformare l’entusiasmo in metodo, l’istinto in strategia condivisa. Ma è proprio questa onestà che ci rende credibili. Non siamo perfetti, siamo in cammino.
Il prossimo capitolo si scriverà presto. Intanto Milano si addormenta, e noi con lei, stanchi ma soddisfatti. Il primo vero consiglio è andato. Il bridge italiano ha ripreso a camminare.
Alberto Giovanni Gerli
Vicepresidente FIGB
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