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Grazie lo stesso

Non è andata come volevamo e come speravamo. I nostri ragazzi dell’Open sono stati eliminati in semifinale dalla Norvegia, che nei prossimi due giorni si giocherà la Bermuda Bowl, il massimo trofeo mondiale, contro i campioni in carica della Svizzera che a loro volta hanno sconfitto USA 2. Ma mentre l’incontro che ha portato in finale i cosiddetti elvetici dopo qualche sussulto iniziale si è orientato abbastanza nettamente a loro favore fino a uno scarto finale di quasi 80 MP, il nostro incontro è rimasto in bilico praticamente fino all’ultima carta.

Ci eravamo lasciati ieri sera in parità quasi perfetta, 4 piccoli MP di vantaggio per i norvegesi. Ma subito era venuto un quarto turno favorevole ai nostri colori (36-22) ed ecco che eravamo di nuovo in vantaggio di 10 MP: vantaggio, tanto per cambiare, guadagnato tutto negli ultimi due board, prima dei quali erano i nostri avversari a essere a +9.

Il primo e più pesante recupero avviene quando i norvegesi mandano sotto il 3 picche di Sementa grazie alla cattiva divisione delle atout; e non sembra un cattivo risultato perché la linea orizzontale è preponderante in punteggio. Ma in sala chiusa Ovest decide per il solito barrage extralite a 3 quadri, benché a compagno non passato, e questo si rivela un trampolino per i nostri ragazzi: Donati licita 4 fiori (bicolore con un nobile), Percario chiede il nobile con 4 quadri e si gioca una manche con pochissimo. Che però Donati fa indovinando tutto ma proprio tutto, perfino il non necessario: preso l’attacco di quadri batte l’Asso di cuori e poi gioca fiori e pur vedendo il 10 sospetta una carta a inganno e passa il J che tiene. Cuori dal morto, e quando Ovest mette l’8 Giovannino inserisce il 10 e porta a casa la manche.

In sala aperta ci spingiamo in competizione fino a 4 cuori, ma i norvegesi dichiarano e mantengono facilmente 4 picche. In chiusa, malgrado la bicolore rossa mostrata da Donati con una Ghestem, Percario decide di difendere nella sua ottava di fiori. Gioca Giovanni dal singolo, e pagherebbe 800 sull’impossibile attacco di piccola fiori e ritorno cuori; ma Grude umanamente attacca di Asso di fiori, massacrando la Dama del compagno, e ora il costo del biglietto è sceso molto perché non c’è difesa che permetta di incassare il K di cuori: Helgemo si tira i due Assi, e il secondo down arriva dal K di fiori.

Nel quinto turno ci illudiamo, perché i nostri – proseguendo sullo slancio degli ultimi board del turno precedente – sembrano ingranare la marcia giusta e la finale pare a un passo. A metà tempo siamo 32-1, e il nostro vantaggio complessivo ha superato i 40 MP.

Qui la precisione licitativa paga: a entrambi i tavoli apre Sud 1 fiori e Ovest interviene a 1 picche. In aperta Bakke contra nostrando solo punteggio, e Sementa non dà una seconda occasione per chiarire e sbarra a 4 picche. Secondo contro di punteggio, questa volta da Brogeland in Sud, e Bakke decide di non tenere (marcherebbe 500) e dichiara 5 fiori che cade sull’impasse a cuori.

SI deve giocare invece 5 quadri, come insegnano i libri, perché sulla quinta fiori si scarta una cuori e ora il sorpasso alla Dama non serve più. Donati sull’1 picche di intervento dice 2 fiori (il contro senza le cuori), Livgard dichiara solo 2SA e Percario può comodamente mostrare la bicolore a 3 quadri. Naturalmente Giovannino i libri li ha letti tutti e forse presto inizierà a scriverne, chissà: fitta le quadri e non le fiori e giochiamo la manche buona.

Da qui però, purtroppo, parte la rimonta scandinava: prima uno slam, bello, chiamato in chiusa e mancato dai senatori in aperta. Poi arriva il solito maledetto attacco sfortunato:

Nord attacca contro 3SA: Est ha aperto 1 cuori e Ovest ha risposto 2 fiori; ma la licita italiana mostra poi forza a picche in mano all’apertore, per cui Nord attacca quadri, mentre la dichiarazione dei nordici è più anonima e Di Franco sceglie di attaccare picche.

L’attacco quadri si rivela micidiale non perché affranca il seme, ma per un problema di collegamenti: apparentemente il giocante ha nove prese, ma non può certo fare l’impasse a fiori al primo giro, e la battuta dell’Asso blocca il seme. L’Asso di quadri avrebbe permesso di aggirare il blocco: non certo una mano fortunata!

E così questo tempo che ci aveva fatto accarezzare sogni di gloria si conclude con il minimo vantaggio, per noi, di +4. Che sommati ai 10 preesistenti fa pur comunque un gruzzoletto da difendere, nelle ultime 16 mani: ma Sementa sta male, ha giocato due turni pieno di medicine e non è certo nelle migliori condizioni per affrontarne uno decisivo. Stringe i denti e si siede, ma ovviamente la sua prestazione non potrà essere ottimale.

Subito al secondo board, la Norvegia intacca profondamente il nostro vantaggio

Questa è una delle due mani dell’ultimo turno che, da sola, avrebbe potuto rovesciare il risultato. Mentre i nostri senatori si accontentano di 3SA, i norvegesi chiamano 6 fiori che è uno slam piuttosto buono, ma non si fa a causa della picche maldivisa. E’ vero che si possono comunque scartare due cuori in Nord, ma poi – avendo necessariamente battuto tre giri di atout – avremo una sola atout dovendo tagliare sia la quinta picche che la terza cuori. E’ poi un’illusione ottica la possibilità di comprimere Ovest tra picche e quadri, dopo che la difesa ha incominciato con l’Asso di quadri, perché per arrivare a undici prese il giocante deve allungare le atout tagliando le due quadri e distruggendo quindi la minaccia nel seme.

Percario però ha contrato la Splinter a quadri di Brogeland e questo induce Donati dapprima a disturbare con 5 quadri, e poi (dopo il contro di Giacomo a 6 fiori che in situazione competitiva, se non erro, significa zero prese difensive) a difendere  6 quadri; e la difesa sarebbe buona, contro lo slam fatto. Così, tra andare e venire, costa la bellezza di 26 MP. Si può discutere all’infinito sull’opportunità di difendere: ma va riconosciuto che lo slam era molto buono, quindi alla fine i punti sono andati a chi li aveva meritati.

Il tempo va avanti in bilico, prendiamo 7 MP quando i ragazzi chiamano un 3SA che non viene rischiato nell’altra sala; e subito li restituiamo giocandone un altro orribile, sempre in aperta. Al board 8, cioè a metà tempo, andiamo in perfetta parità perché la Norvegia sale sul 21-7; e al board successivo una surlevée porta per la prima volta da molto tempo in vantaggio i nostri avversari di un punto. Controsorpasso alla mano 10, i norvegesi regalano a Donati un 3 quadri con 5 vincenti da incassare che i nostri battono in chiusa: + 4 Italia, che scende a +2 nelle tre mani successive.

Al board 30 il sorpasso definitivo, quando i norvegesi mantengono 1SA in una sala e noi cadiamo a 4 fiori nell’altra. Il board 31 ci mette il carico definitivo, ed è il secondo dei due board che potevano capovolgere il match.

Vorreste giocare 6 quadri in Est-Ovest? A questa domanda vorremmo rispondere solo dopo aver visto la carta di attacco di Sud: infatti il nostro piano di gioco prevederà lo scarto della seconda fiori sull’Asso di cuori, la battuta delle atout sperando di pagarne una sola (circa 50%) e l’affrancamento delle picche, linea di gioco per la quale è indispensabile la sopravvivenza in Est dell’Asso di fiori.

Ma in Sud c’è Versace, che inventa il brillantissimo attacco a fiori da Fante terzo: ho seguito Alfredo in tante vittorie e l’ho visto fornire prestazioni stratosferiche, ma forse mai l’ho visto giocare così bene come in questo campionato. In questa mano è andato a un soffio dal portarsi a casa la semifinale, snidando la perdente del giocante. E infatti l’attacco a fiori ci fa desiderare di non averlo mai chiamato, questo dannato slam, perché non abbiamo un ingresso veloce per lo scarto della fiori e non appena toccheremo le atout saremo down.

Cioè, un ingresso ce l’avremmo, ma molto incerto: il taglio della terza picche, che però richiede di non essere surtagliato, dunque picche divisa, oppure 4-2 con la corta in Nord, o ancora A-J di atout in Nord. Ricordando la condizione preliminare e cioè la cattura del J di atout, le percentuali favorevoli sono crollate intorno al 20%.

L’epilogo, come si vede dal diagramma, è funereo: picche e quadri divise, 11 agli avversari invece che 10 a noi, con una sola carta fuori posto avremmo vinto di 1. Perdiamo ancora all’ultima mano, sfavorevole al senza debole dei senatori, e chiudiamo a -20: delusione cocente per tutti, giocatori, coach, tifosi.

Forse non è ancora tempo di bilanci, con una finale per il bronzo ancora da giocare, ma una cosa mi sento di dirla. Premetto che il mio temperamento ottimista mi induce a vedere il bicchiere mezzo pieno anche quando contiene solo poche gocce: ma in questo caso sono certo di essere nel giusto nel ritenere del tutto positivo il varo di questa formazione. La semifinale raggiunta, nonché la finale sfiorata, rappresentano un risultato vicino al massimo delle aspettative che potevamo nutrire. Ricordiamoci che all’inizio, all’esame delle formazioni in gara, ci eravamo resi conto che sarebbe stato duro già entrare nelle otto (e infatti sono uscite l’Olanda e altre squadre toste), e invece – dopo qualche stento iniziale – ci siamo installati al quinto-sesto posto e non ne siamo più scesi, malgrado un durissimo calendario finale, domato con sicurezza. E gli stenti iniziali, d’accordo, ci hanno fatto soffrire e hanno fatto dubitare alcuni del valore assoluto dei nostri; ma invece erano l’inevitabile rodaggio di una squadra assemblata non da molto, e che aveva bisogno solo della messa a punto per marciare a pieni giri.

Il resto è storia degli ultimi giorni e delle ultime ore: il quarto di finale vinto con sicurezza contro una squadra sempre forte e coriacea come la Polonia, e la semifinale giocata testa a testa, e a lungo in vantaggio, contro una squadra da molti considerata ingiocabile come la Norvegia dominatrice del round robin e già campione del mondo nel 2007 (Helgemo e Brogeland c’erano). E mi dispiacerà non vedere i nostri ragazzi misurarsi in finale contro la almeno altrettanto forte Svizzera; ma ci consoleremo guardandoli giocarsi il bronzo contro Zia, Meckstroth e il resto della banda, sperando che l’inevitabile calo di tensione che si accompagna alle delusioni non si ripercuota sulla nostra prestazione.

In finale dunque di nuovo la Svizzera come a Salso 2022, e la Norvegia che l’anno scorso vinse il bronzo (come forse ricorderete, il Covid indusse a non far disputare le finaline e i bronzi furono assegnati ex-aequo). Mi aspetto un incontro equilibrato e un arrivo in volata; e anzi lo spero, per poter vivere finalmente un rush finale eccitante senza la sofferenza del tifoso (come disse la volpe guardando l’uva…). Giusto per fare un pronostico dico Norvegia, ma non mi stupirebbe essere smentito dai fatti.

Era giusto dedicare la massima parte del nostro racconto agli azzurri e alla Bermuda Bowl, ma è doveroso ora riepilogare cosa è successo nelle altre sale dei campionati. Incominciamo dalla Venice Cup, il campionato del mondo femminile, dove Israele e Turchia hanno resistito al ritorno finale delle loro avversarie, rispettivamente Cina e Norvegia, e domani si giocheranno la medaglia d’oro in un derby mediorientale. La nazionale femminile turca primeggia da molto tempo ed è stata finalista anche l’anno scorso in Italia, dove perse contro la Svezia che qui era arrivata con i favori del pronostico ed invece è saltata nei quarti nel derby baltico. Israele è una squadra molto giovne e molto promettente; a Salso non c’era, ma è stata bronzo a Madeira agli europei dell’anno scorso. Esperienza contro freschezza, dico Turchia ma tifo Israele.

Fra i seniores l’antico e glorioso Bob Hamman non ce l’ha fatta, e la sua USA 2 ha perso il derby contro USA 1, fallendo per pochissimo la rimonta finale. Nell’altra semifinale la Danimarca giustiziere degli azzurri ha sconfitto la Polonia ed è approdata alla finale (come l’Italia, anche la Polonia che era entrata con tre squadre nei quarti non è riuscita a portarne nessuna all’ultimo atto). Difficile non dire USA, ma i danesi possono tranquillamente rovesciare il match.

E infine, nel torneo Mixed due vittorie nettissime di USA 2 sul Belgio e della Francia sulla Romania (un pizzico di giustizia, cosa rara). Si ripete dunque la finale dell’anno scorso: i francesi che a Salso vinsero hanno ripresentato esattamente la stessa formazione, mentre gli americani che a Salso – complice il Covid – con il roster pasticciarono un poco, presentano comunque sei dei nove (!) giocatori scesi in campo in Italia. E’ una rivincita dunque, fra gli americani aggressivi e coriacei al tavolo (ne abbiamo avuto prova diretta e dolorosa nella semifinale di Salso), e i francesi forse tecnicamente superiori. Sulla carta mi sembra il match più equilibrato e il pronostico pù difficile; provo a dire Francia ma chissà. E poi, si sa, in finale squadre deboli non ce ne sono e ciascuna delle finaliste può azzeccare la giornata giusta e dominare il suo match senza che questo rappresenti in alcun modo una sorpresa. I pronostici sono un gioco, non li sbaglia solo chi non li fa: e a me piace giocare.

Uno sguardo agli altri due tornei in corso. Nel Transational è uscito nei quarti l’ultimo rappresentante italiano, Madala che giocava nella squadra Rosenthal; usciti anche i dominatori dello Swiss, la squadra Paco. Semifinali in programma domani.

Nel Board-A-Match continuano a disimpegnarsi bene Usa e Getta, stasera settimi, e Alice, dodicesima. E’ entrato anche Breno, proveniente dai KO del transnational, ma per ora veleggia intorno alla metà classifica.

E per questa sera è tutto: da domani incomincia la corsa all’oro.

 

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