
Hai vissuto il bridge come giocatore, coach, capitano e Consigliere federale. Ora sei Presidente. In che modo ciascuno di questi ruoli ti ha preparato… e pensi ci sia qualche competenza che devi ancora sviluppare?
Ho avuto la fortuna di vivere tutti questi ruoli, e ciascuno mi ha lasciato qualcosa.
Come giocatore, il momento più emozionante è stato indossare la maglia Azzurra nella squadra FIGB ai mondiali di Sanya, nel 2014, dopo aver conquistato il secondo posto alle Selezioni per la Nazionale Italiana Open. Ho anche tanti altri bei ricordi, fra campionati e tornei nazionali e festival internazionali.
Come capitano della Nazionale, il ricordo più intenso è legato al mondiale Senior di Lione, nel 2017, la mia prima esperienza da capitano: abbiamo sfiorato l’oro, battuti solo in finale da USA2. In quel ruolo, come anche da coach, capisci che non basta la tecnica: bisogna saper tenere il gruppo, prevenire attriti, restare lucidi quando arrivano le delusioni. Il buon andamento della Nazionale, molto spesso, dipende proprio dal clima di squadra.
Negli ultimi anni non sono mancati momenti duri, con eliminazioni brucianti e decisioni arbitrali difficili da accettare. Penso in particolare all’eliminazione dai KO dei World Bridge Games. In quell’occasione ho cercato di mantenere razionalità e senso di responsabilità nel dialogo con la WBF (World Bridge Federation). Allo stesso tempo è stato fondamentale sostenere i giocatori, aiutarli a superare la delusione e a guardare avanti.
Oggi, da presidente, la sfida è diversa. Devo capire in quali aree sarà giusto e necessario delegare, in quali prendere decisioni in gruppo e in quali, invece, dovrò decidere personalmente, con la mia testa, assumendomi totalmente la responsabilità. Per questo intendo passare molto tempo negli uffici di Milano: essere presente, osservare, ascoltare, lavorare insieme ai dipendenti e collaboratori è l’unico modo per avere una visione chiara.
Ti conosciamo per il tuo temperamento deciso, a volte anche acceso al tavolo. Quale stile intendi imprimere alla tua presidenza? Pensi di scegliere la via della mediazione istituzionale o preferisci guidare con energia anche a costo di conflitti?
Come giocatore (e solo da giocatore), ho avuto momenti “focosi”, dovuti allo spirito vincente che ho sempre manifestato, che fosse a bridge, a basket, a tennis o sugli sci. Ma nella vita professionale, quarant’anni da direttore commerciale in una multinazionale, ho imparato che i risultati arrivano con calma, dialogo e ricerca di soluzioni condivise. Anche come capitano e coach della Nazionale ho dimostrato che, in un ruolo dirigenziale, il mio stile è tutt’altro che irruento: credo nella mediazione e nella responsabilità, senza però rinunciare all’energia necessaria per guidare.
La FIGB negli ultimi anni ha sofferto di tensioni interne. Come pensi di ricostruire fiducia e coesione?
Ci sono stati dei “divorzi” in Consiglio. Quattro consiglieri hanno deciso di interrompere il rapporto di fiducia e stima col Presidente Ferlazzo e diventare oppositori, di conseguenza si erano create due correnti. Personalmente, ho sempre cercato di non alimentare scontri, di mitigare e comunicare i miei obiettivi. Adesso che sono presidente vorrei che le varie correnti potessero dialogare, per trovare le soluzioni migliori per far rifiorire il nostro bridge.
Uno dei punti del tuo programma è la crescita del movimento bridgistico. È un obiettivo, comune a tutte le gestioni federali, che si scontra con il progressivo aumento dell’età media dei tesserati e la mancanza di ricambio. Come pensi che si possa finalmente riuscire a imprimere una decisa inversione di tendenza? In quanto tempo ti aspetti i primi segnali misurabili?
Credo molto nel “Bridge 5.0” il metodo di insegnamento sviluppato da Giuseppe Trevissoi. In Puglia ha già dato risultati sorprendenti: una dimostrazione a Bari all’Ikea ha attirato più gente di quanta gli spazi potessero contenerne. L’80% delle persone che si sono avvicinate al bridge con questo metodo ha continuato a giocare. È un approccio moderno, che combina lezioni in presenza con esercizi online, e pensiamo possa davvero far innamorare nuovi appassionati.
Accanto a questo vogliamo investire nelle scuole, coinvolgendo giovani e giovanissimi. Sono convinto che nel giro di un anno potremo avere già i primi segnali concreti sull’efficacia di questo percorso.
Hai fatto parte del Consiglio Federale anche nella gestione precedente. Se dovessi indicare un’eredità positiva che vale la pena mantenere e un errore da non ripetere, quali sceglieresti?Un’eredità positiva è sicuramente la politica economica. Il punto peggiore, invece, è stata l’assenza della FIGB presso le istituzioni internazionali, quindi WBF (World Bridge Federation) ed EBL (European Bridge League). Uno dei nostri obiettivi è che la FIGB sia rappresentata nel Consiglio EBL.
Quali sono i progetti per quanto riguarda le squadre Nazionali?
In primis bisognerà capire quali giocatori intendono rimanere nel giro della Nazionale. Ho sentito che alcuni storici titolari intendono rinunciare, ma non ci sono state comunicazioni formali. Eventuali rinunce vanno inoltrate per iscritto e, nel caso, valutate, ma ciò deve essere fatto prima della convocazione ufficiale. Una volta che un giocatore viene convocato, infatti, rifiutare di giocare in nazionale può comportare una penalizzazione da parte del CONI.
So che la coppia Di Franco-Manno si è sciolta. Per quanto riguarda le altre coppie, se disponibili verranno convocate. Per ricoprire posti vacanti, invece, non vedo alternativa che una selezione a coppie.
Per i Senior, ritengo doveroso convocare Ezio Fornaciari – Antonio Vivaldi, che hanno rappresentato l’Italia agli Europei 2024, guadagnando sul campo la qualificazione per i Mondiali 2025, ma non sono stati poi riconvocati. Bisogna anche capire quali coppie rimarranno disponibili (se, ad esempio, potremo contare Duboin-Failla).
Per la Nazionale femminile, immagino una selezione a squadre, al termine della quale la formazione vincitrice sfiderà la Nazionale femminile attuale.
La squadra Mista, oro ai mondiali di Herning ad Agosto, sarà naturalmente riconfermata.
Comincerò a lavorare a tutto ciò da ottobre, una volta completate le urgenze attuali.
Quali sono le priorità che le Associazioni e le Società Sportive vedranno concretizzarsi nel primo anno di gestione?
Il nostro primo impegno sarà alleviare le problematiche burocratiche e amministrative che derivano dalla nuova legge sullo sport. Molte Associazioni e Società Sportive non hanno un segretario o un apparato che possa occuparsi del lato burocratico-amministrativo e questo rappresenta per loro un grande problema. Creeremo una task force federale che sia di supporto costante.
Un’altra priorità sarà offrire sostegno economico. Nel Consiglio, Claudio Sartorio e Giuseppe Manovella si occuperanno della ricerca di fondi regionali, nazionali ed europei che possano essere sfruttati da Associazioni e Società Sportive per la propria attività, e dei successivi step di approvazione. Entrambi hanno già rinvenuto e assicurato dei fondi. Tale attività sarà continua per tutta la nostra gestione.
La tua esperienza professionale fuori dal bridge di responsabile commerciale di un’azienda mineraria ti ha sicuramente abituato a trattative complesse, ma anche a fine gestione di rapporti umani. Come questo influirà e magari ti sarà utile per prendere decisioni e gestire persone e progetti in Federazione?
Per 45 anni ho girato il mondo come responsabile delle vendite per Est Europa, Turchia, Iran, Cina, Australia, Brasile e Stati Uniti. In azienda abbiamo fatto crescere le vendite in modo enorme, ma il risultato di cui vado più fiero è l’aver instaurato relazioni di fiducia con persone molto diverse tra loro. È un bagaglio che intendo mettere a disposizione anche in Federazione.
A proposito di minerali, il tuo settore: ne esistono di ammalianti ma fragili (come il diamante), di anonimi ma affidabili (come il granito), di morbidi ed estremamente versatili (come il talco), e così via. Tu, oggi, quale minerale ti senti di essere?
Ho venduto talco per 45 anni!
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