Tutti a casa

E’ dunque finita come peggio non poteva, ed è finita come temevamo ormai da due giorni, quando una dopo l’altra le nostre corazzate, che poi tanto corazzate non erano, sprofondavano in classifica; a meno 10, 20, 30 e oltre dal limite della qualificazione mondiale, il famigerato ottavo posto.

E’ la cronaca che non avrei mai voluto scrivere, ma bisogna farlo. E quindi incominciamo con il raccontare la giornata di oggi, partendo doverosamente dalla squadra Senior.

I vecchietti infatti sono andati davvero a un soffio da una qualificazione insperata e che, a un certo punto del torneo, sembrava impossibile: sabato sera la squadra era 17esima su 23. Ma sfruttando la forma di Buratti e Failla, già a medaglia nel torneo a coppie, abbiamo inanellato una serie di vittorie – tra cui scalpi prestigiosi come Danimarca e Olanda che ci odieranno un pochino perché le abbiamo buttate fuori dal podio – interrotte solo dalla sconfitta con la Francia. Che ci sta, visto che i transalpini hanno preso l’argento.

Così stamattina la giornata è iniziata al nono posto, ma con due incontri abbordabili seguiti da uno scontro diretto con la Bulgaria che lottava come noi. Ovviamente quando si esce per 3 VP di mani decisive ne troviamo quante ne vogliamo: questa ad esempio, pesantissima, ha trasformato la vittoria contro la Spagna al terzultimo incontro in un pareggio:

Sull’apertura di 3 picche di Sud, lo spagnolo in Nord dice 4 picche che si battono solo con l’attacco Asso di picche e picche. Hamaoui riapre di contro e giochiamo 5 cuori contrate, un down dopo l’ovvio attacco picche. Buratti invece dice 5 quadri, trova la quarta nella schiena e va due down contrato.

Stravinciamo comunque contro la Romania ultima, e ci presentiamo settimi alla campana dell’ultimo match contro la Bulgaria che è decima, in un calderone in cui cercano di stare a galla anche Islanda, Inghilterra e Germania. Ma subito incominciamo a intuire che non sarà cosa, quando i bulgari rubano 6SA senza A e K di cuori. A quattro mani dalla fine siamo ancora ottavi, sia pure di un soffio, ma due piccole perdite ci costano il sorpasso della Bulgaria, che va a prendersi l’ottavo posto e il biglietto per il mondiale. Ci supera anche l’Inghilterra quindi finiamo decimi.

Mi sembra che la squadra abbia fatto all’incirca quello che era nei suoi mezzi; certo che, dopo una partenza così negativa, vederli strapazzare squadroni come i campioni del mondo danesi faceva un po’ rabbia pensando alla classifica deficitaria. Ma onestamente, tra le quattro squadre questa era la meno quotata nei pronostici, e invece c’è andata veramente a un pelo.  Bravi e a tratti mostruosi Buratti e Failla, quinti in Butler, dignitose le altre due coppie.

Le Ladies si presentavano all’ultimo giorno in decima posizione ma con un ritardo più ampio da colmare, 17 VP, e un calendario meno amichevole. Subito l’incontro con la Norvegia ha distrutto ogni residua debole speranza, e abbiamo concluso come avevamo iniziato cioè decimi, facendoci scavalcare dall’Estonia nello scontro diretto (ma non contava più niente).

La caratteristica distintiva del torneo delle signore è stata l’incapacità di contrastare le squadre più forti. Questo è molto grave in un torneo in cui 5-6 squadre si distaccano abbastanza nettamente da tutte le altre: non tenere il passo delle migliori significa doversi contendere le briciole con tutte le altre. A dire il vero, la squadra era partita molto bene e aveva vinto nettamente il primo scontro diretto, con la Francia; e dopo il settimo turno, quindi a un terzo di gara, eravamo secondi. Ma le due rovinose sconfitte arrivate a questo punto (meno di 2 VP fra Polonia e Turchia) hanno secondo me creato una sorta di sindrome da braccino corto, per cui ogni volta che si alzava il livello dell’avversario comparivano errori e timidezze.

Si supponeva comunque che la squadra avrebbe dovuto lottare per qualificarsi, per cui il decimo posto è una delusione ma non deve essere considerata una catastrofe.

Non credo invece che nessuno si aspettasse il fallimento delle altre due squadre. La squadra Mixed si è seduta con la medaglia d’oro mondiale al collo, ma decisamente non l’ha onorata. Sono scivolati fuori dalle prime otto intorno a metà gara e non sono più riusciti nemmeno ad avvicinarsi. Oggi avevano una giornata sulla carta facile che hanno sfuttato risalendo al nono posto (erano stati anche 17esimi) ma il ritardo dalla zona qualificazione si è subito rivelato incolmabile e abbiamo finito con 17 VP di distacco dagli ottavi. Dunque avremo questo paradosso dei campioni del mondo che non potranno difendere il loro titolo (è già successo, ma è ovviamente un evento molto raro).

Ma un Europeo è più duro di un Mondiale (ne parleremo) e una vittoria in una serie di KO può venire da un momento magico di forma, mentre in un round robin di magico non c’è proprio niente e servono costanza e tenuta, qualità che a questa squadra hanno sempre un po’ storicamente difettato. E tuttavia, due terzi di questa squadra nelle ultime due edizioni degli Europei – sempre con la stessa formula, quindi – erano sul gradino più basso del podio. Forse è mancata continuità nella coppia più giovane, non posso dirlo, ma se così fosse ci starebbe (in effetti sono gli unici negativi in Butler, anche se non di molto), e questa esperienza potrebbe rivelarsi fondamentale nella loro crescita.

Per ultimo il boccone più amaro, la squadra Open. Non ricordo negli ultimi anni un risultato così disastroso, né una serie di errori marchiani commessi da giocatori che tutti noi consideriamo maestri, e da una squadra che nellel ultime manifestazioni internazionali si era sempre ben distinta, tanto da far pensare gli addetti ai lavori che fossero pronti per l’acuto che era sempre loro mancato. Sembrava un buon amalgama tra senatori e giovani leve, con un’età media accettabile (il più anziano, Sementa, non ha ancora 60 anni) e invece questa volta non ha funzionato niente. Versace sui social ha parlato della disfatta, ma anche lui non riesce a puntare il dito du un fattore specifico. Certo, gli slam sono costati il mare, lì ci sarà da lavorare; ma come ho detto per le signore, mi è sembrato a un certo punto che i risultati negativi innescassero una paura di sbagliare che nel bridge è sempre foriera di guai, di cui lo slam è la cartina di tornasole più immediata. Spesso gli avversari sparavano lo slam a peso, senza tutte le informazioni; e noi, magari con più informazioni, ci fermavamo.

Detto delle singole squadre, va capito il motivo del naufragio contemporaneo. Perché naturalmente si può lanciare una moneta quattro volte e avere sempre croce, ma non è saggio rifugiarsi in una consolatoria casualità, perfino se fosse vera: perché dalle sconfitte si deve imparare, non c’è altro modo per migliorare. E a noi oggi il materiale non manca…

Dunque proverò a indicare quelli che, dal mio molto particolare osservatorio, sono stati i fattori ripetitivi che si sono manifestati nell’andamento negativo dei vari campionati, andando in ordine di importanza.

1) Il livellamento. Mai come in questa edizione, in tutti i tornei si è avuta l’impressione che non ci fossero avversari facili, e che si potesse perdere da chiunque anche senza giocare particolarmente male. C’è una forte crescita delle squadre dell’Est, dove una volta era competitiva quasi la sola Polonia, mentre ora quasi tutte, pur senza ancora primeggiare, sanno mettere in difficoltà ogni avversario. Questo in teoria dovrebbe valere per tutti, e non solo per l’Italia: ma qualche anno fa, se un big match andava storto si era quasi sicuri di riassestare la classifica e il morale con un paio di incontri soft. Ora non è più così facile, e il primo calo di prestazioni rischia di innescare una spirale negativa senza fine. L’andamento della squadra Open e di quella Mixed è stato proprio quello: un crash improvviso, seguito dall’incapacità di recuperare.

2) I sistemi dichiarativi. Si è parlato del mancato studio dei sistemi avversari; non credo che sia successo, e che i nostri atleti siano stati così irresponsabili da non documentarsi su quello che giocavano gli altri. Credo invece che anche qui abbia agito il livellamento, cioè che gli avversari – o almeno la maggior parte di loro – abbiano colmato il gap che li separava da noi. Eravamo abituati in queste manifestazioni a raccogliere un gruzzoletto di top provenienti dalla nostra superiore abilità nell’amministrare situazioni licitative complesse: ebbene, questo vantaggio competitivo mi è parso non esserci più. E d’altra parte non si tratta di segreti: i gadget inventati da Lauria o da Bocchi, le soluzioni inserite da Buratti e Lanzarotti nel loro Nightmare – solo per fare qualche esempio – ormai sono adottate in tutto il mondo, dalle coppie di punta. E perché non avrebbero dovuto, visto che funzionavano? I giocatori di vertice si confrontano tra di loro con molto maggiore frequenza di una volta, sia di persona che on line; tornei come i Transnational e i Winter Games mettono in competizione i top player con lo strato di giocatori immediatamente inferiore, dando loro idee per crescere.

3) Il pessimo gioco. C’erano in campo i migliori: si può discutere sul singolo nome (lo faremo), ma nessuno avrebbe potuto prevedere che proprio quelli sicuri, su cui tutti avrebbero messo la mano sul fuoco, avrebbero commesso sviste inammissibili. Fra tutte le dodici coppie italiane, la Butler peggiore l’hanno Sementa e Versace, quelli da cui tutti noi andremmo a lezione per imparare qualcosa che non sappiamo. Va sempre ricordato. quando si parla di Butler, che il rischio è sempre quello di confrontare mele con pere. Nel caso di Antonio e Alfredo, sicuramente incide il fatto che sono stati schierati in quasi tutti gli incontri più duri, e la Butler è sempre anche la misura del valore dei tuoi avversari, oltre che del tuo. E tuttavia, questo numero ci costringe ad ammettere che al tavolo si è verificato qualcosa di inatteso e imprevedibile.

Io credo che ci sia stata una sorta di trascinamento verso il basso. E d’altra parte sappiamo che Cobolli e Darderi sono ‘figli’ di Sinner, e che non a caso Jacobs ha vinto pochi minuti dopo Tamberi (o forse era il contrario); e che, nell’altra direzione, la terza eliminazione dai mondiali di calcio è in qualche modo stata innescata dalle prime due. Intendo che lo sport è spesso emulazione, e che veder primeggiare qualcuno che giudichi al tuo livello aggiunge una motivazione a quelle naturali; ed è vero naturalmente anche il contrario.

4) Le formazioni. Qui io ho poco da dire. La squadra Open aveva la necessità di sostituire uno tra Manno e Di Franco; Andrea aveva da tempo formato un sodalizio vincente con Aldo Gerli (già nel 2021 avevano vinto il societario a coppie Open), e Aldo aveva una buona esperienza internazionale, con vittorie nei Nationals americani e ottimi piazzamenti in Transnationals europei. Ovviamente da molti pulpiti gli è stata rinfacciata la gemellanza con il vicepresidente; e naturalmente si sarebbe potuto puntare su una coppia del tutto nuova, come ad esempio i sicuramente papabili Delle Cave-Montanari (ne parleremo), tuttavia le basi tecniche per sceglierlo erano indiscutibili.

Nelle signore mancava Margherita Chavarria per ragioni personali, e credo che l’assenza si sia sentita. L’impressione è che tecnicamente ci fossero 5-6 squadre a un livello superiore al nostro. Nel Ladies il livellamento è ancora appena accennato, e quindi quando si forma il ‘gradino’ fra le migliori e le altre, risalirlo è un’impresa. Che va peraltro tentata, sia lavorando sulle coppie esistenti che facendone crescere di nuove.

La squadra Senior derivava da una selezione; certo giocatori come Pulga o Comella non si lasciano a casa a cuor leggero; e d’altra parte, se quello è il metodo prescelto, va accettato.

Infine la squadra Mixed: si poteva non riconfermare la squadra campione del mondo? E perché lo si sarebbe dovuto fare? E se le cose fossero andate ugualmente male, chi avrebbe arginato l’oceano di poleniche derivanti dalle sostituzioni?

5) La sfortuna. Ha contribuito pesantemente a attardare Open e Mixed, nella fase centrale e più critica del torneo; e – solo per citare l’ultimo episodio – se alla mano 2 dell’ultimo turno Asso e Re di cuori fossero stati invertiti tra i due difensori, saremmo qui a commentare un bilancio leggermente migliore. E leggendo le classifiche, è impossibile non riflettere su quanto poco ci sarebbe voluto perché i noni e decimi posti si trasformassero in settimi e ottavi. Ma ci sono stati anche colpi di fortuna, anche sfacciati; e più in generale, parlare troppo di cattiva sorte rischia di distrarre dai veri problemi e dalle loro soluzioni. Perché se è tutta sfiga, allora possiamo metterci comodi in attesa che giri; mentre bisogna trovare le strade per migliorare, e questo sarebbe vero anche se avessimo vinto quattro ori. Chi non cerca di  migliorarsi mette le basi per la prossima sconfitta.

Che fare?

Non ho soluzioni, solo opinioni. Diciamo che le mie sono maturate in un contesto un po’ particolare: credo di aver visto tutte le millemila mani giocate dagli azzurri, spesso analizzando la dichiarazione e i sistemi licitativi loro e degli avversari, quando potevo anche il gioco.  Questa è la base di dati da cui partono le mie considerazioni.

Io penso che, a prescindere dal risultato, sia necessario avere un gruppo di una decina di giocatori per ciascuna specialità, che dovrebbe essere aggiornato a ogni inizio anno, cercando di ruotare in modo da far partecipare tutti i papabili. Penso che il compito di selezionarli dovrebbe essere affidato a qualche giocatore anziano, esperto del gioco a certi livelli ma al momento non schierato: diciamo tre in modo che siano dispari (Bocchi? Gianardi? Comella? Giubilo?). Penso che la Federazione dovrebbe organizzare a getto continuo amichevoli o piccoli tornei a quattro/sei squadre, un po’ come si faceva una volta con i campionati del MEC, cercando di scegliere avversari forti: il tutto ovviamente online per tagliare i costi. E proporre quiz: soprattutto problemi licitativi, situazioni competitive complesse, ma forse anche quiz di gioco e controgioco, non si finisce mai di imparare. In questo contesto si potrebbero inserire gradualmente giovani (Scatà, Manganella) o coppie interessanti (Delle Cave-Montanari), vincenti a livello nazionale ma da valutare nelle competizioni internazionali. E che, anche se davanti avessero un blocco di giocatori vincenti, potrebbero comunque maturare esperienze significative che si rivelerebbero utili nel momento in cui fosse necessario un ricambio.

La scelta definitiva potrebbe partire da una selezione fra queste coppie, oppure essere fatta da una commissione, o anche una via di mezzo (due coppie da selezione, la terza per scelta fra le rimanenti). Come detto non ho la formula in tasca, e diffido di chi dice di averla.

Oggi ho parlato solo di Italia: rinvio a domani una chiacchierata sull’andamento in generale dei tornei e sul comportamento delle varie nazioni.

 

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